Licenziato operaio Fiat per aver sostenuto la protest dei lavoratori di Melifi
La sconcertante notizia del licenziamento dell'operaio Giovanni Musacchio ha provocato indegno e sconcerto, i fatti risalgono al 22 giugno, quando l'operaio Giovanni Musacchio, ritenendo legittimo dare una mano ai compagni della fabbrica di Melfi, si è assentato dal lavoro con permesso sindacale, per sostenere sul luogo la protesta.
Oggi è giunta la notizia del licenziamento, il collegamento è presto fatto, personaggio scomodo, anche se hanno tentato di farlo passare come una banale riduzione di Personale.

Mario Rizzo leader di Sinistra Popolare di Lariono fa sapere:

"FIAT sta utilizzando nel nostro paese condizioni inaccettabili che mirano alla riduzione delle garanzie sociali frutto delle storiche conquiste del movimento operaio.


Ciò che è successo a Termoli con il licenziamento ingiustificato dell'operaio-sindacalista dello SLAI COBAS non è che il proseguo di una campagna mirata a mortificare i lavoratori che hanno sfidato apertamente i ricatti perpetrati dalla Fiat con il pieno consenso del governo Berlusconi, di cui l'a.d.
Sergio Marchionne è il braccio operativo, e dei sindacati ad eccezione della FIOM Cgil."

Anche l'Officina delle Buone Pratiche solidarizza con Giovanni Musacchio rilasciando la seguente dichiarazione:

"Tutto ciò avviene in assenza della sinistra e nella complicità del Partito Democratico con i vertici Fiat «Ancora una volta, come è accaduto nelle scorse settimane negli stabilimenti di Melfi e Pomigliano dArco, lazienda Fiat continua a calpestare la dignità delle persone compiendo atti di forza nei confronti di coloro impegnati a difendere i diritti dei lavoratori.
Ormai sono sotto gli occhi di tutti le forzature che lazienda Fiat sta compiendo nel tentativo di dividere maggiormente le sigle sindacali e di mettere in un angolo i sindacalisti che fanno rumore e che sono schierati in prima persona nella difesa dei principali diritti dei lavoratori - affermano i componenti dellOfficina - La vicenda di Termoli fa tornare lItalia decine di anni indietro, proprio a distanza di quarantanni dallapprovazione dello Statuto dei Lavoratori, provoca sconcerto ed incredulità nellimmaginario collettivo, ma soprattutto è lesivo della rispettabilità degli uomini e delle donne che onestamente entrano in una fabbrica per far crescere il sistema Paese».

Per lOfficina delle Buone Pratiche serve «una nuova intesa che faccia rinsavire prima di tutto la Fiat negli accordi sindacali, stabilendo criteri ancora più certi che garantiscano i diritti ed i doveri di coloro che lavorano"




Postato il: 21/07/2010 - ore 11:52:53
postato da : Stenton @


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