Mostra: "La poetica e lo sguardo"


Mostra: "La poetica e lo sguardo"


Mostra di pittura e fotografia di Sara Pellegrini e Giuseppe Zupa, la mastra si terrà alla galleria privata d'arte di via Marconi 2 a Termoli, "Officina Solare Gallery" fino all'8 luglio.
Gli orari di apertura:
tutti i giorni dalle ore 19:30 alle 21:30

L'inaugurazione è prevista per domani sera, alle 19.30.

La mostra avrà come filo narrativo "la poetica e lo sguardo": Lo spazio, nellassenza di una narrazione, può diventare segno sulla tela; questa, percorsa da epopee materiche e minimali, evoca sensazioni che si frantumano sulla soglia della comprensione.
Si può pensare di cogliere un orizzonte, il greto arso di un fiume, una successione di colline, le porte dacciaio duna fortezza inespugnabile ma non si sta che contemplando la materia in tutte le sue epifanie.
Con le opere di Sara Pellegrini siamo sul confine della Storia, nella purezza del dettato astratto e informale, e, parafrasando un testo di Giovanni Pozzi, sullorlo di uninvisibile parlare poiché lartista comunica attraverso un silenzioso gioco di tracce.
Questi lavori, lontani dalla tragicità e dallinquietudine di Burri, non accolgono tensioni e contrasti di forze ne tantomeno riordinano impulsi psichici che vengono dal profondo, bensì pervasi da una pacata monumentalità si giovano di un lento accumulo di segni, come se ogni impronta, ogni tacca, ogni brano di terra o di colore fosse il risultato di una diversa era geologica.
Il tempo stempera le tensioni e questo senso di serenità dato dal segno puro e dalla materia inerme priva le tele di qualsivoglia drammaticità e ci restituisce una superficie estremamente poetica, da contemplare e non da percepire come forza contraria.
In questo caso il critico, o il semplice osservatore, diventa un paleografo alla scoperta di segni di una lontanissima rottura o di orme che rivelino una scrittura dimenticata ancora da tradurre.
Dalla materia che avvolge tutta la superficie della tela emergono tracce naturali (le crettature delle terre) o tracce realizzate dalluomo (incisioni, solchi, tessiture di mosaici immaginari), segni archetipici legati ad una sacralità dispersa.
Affiorano parimenti elementi cruciformi tra le vene delle terre, rivelazioni o dimenticanze, impronte liturgiche che il fare artistico propone come tracce sedimentate.
La tela diventa un palinsesto materico sul quale noi percepiamo solo lontanamente lo stridio di dissonanze e tensioni; ogni traccia di violenza del gesto, infatti, è annullata da una liricità tutta personale che fa si che emerga un mondo pacificato, forse in lenta decadenza.
Dove in Burri si assiste alla degradazione della pittura in materia, a oscura e confusa testimonianza organica, Pellegrini cerca la strada dellincanto, trasfigurando la materia in poesia.
E il tempo? Nellopera che potrebbe rimandare ai celebri tagli di Fontana, infatti, si rinviene una concezione diversa.
Fontana con i suoi tagli ci voleva trasmettere lidea di una dimensione altra dietro la tela, rompendo lillusione del supporto; in questo caso, invece, i due tagli sono solchi profondi incisi nella materia che, semmai, rimandano ad un tempo immobile e immutabile.
Spostandoci sulle foto, invece, Giuseppe Zupa, abile nella resa dei particolari, ci aiuta a penetrare nelle opere mostrandoci i segni, i grumi, il trattamento della materia e del colore.
Accostandoci ai lavori ci nasconde i confini fisici della cornice; questa visione ravvicinata ci aiuta a riflettere sul mezzo e sulla tecnica oppure a vagheggiare su improbabili e fantastici paesaggi, immagini di un mondo dismesso (poiché la mente cerca sempre la forma nellinforme).
Le foto aiutano a focalizzarci sui particolari e al tempo stesso ci mostrano una realtà diversa; duplicando una parte dellopera ne ruba un pizzico di autenticità.
Assistiamo in questo modo ad un intelligente gioco di rimandi: abbiamo le opere dal vero e dettagli fotografati, nelle foto osserviamo ciò che potremmo vedere da vicino mentre sulle opere siamo alla ricerca del particolare fotografato.
Dovè allora il reale? Nelle foto che ci svelano il particolare o nelle tele che ci mostrano luniversale? E limmagine fa parte della stessa opera o è qualcosa di diverso? Tornando al suggestivo e impegnativo titolo della mostra, la poetica è quella dellartista che lavora col segno e con la materia, a volte con la gestualità della pennellata, altre con un rigoroso ordine estetico; lo sguardo, analitico e indagatore, è quello del fotografo che ragiona sullimmagine e riflette sul dettaglio.
Riuscito connubio di due anime alla ricerca.




Postato il: 26/06/2010 - ore 01:11:51
postato da : Anonimo @


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