Manifestazione funebre contro la Centrale Nucleare


Si è conclusa ieri la manifestazione sul nucleare, poca gente rispetto alle aspettative, oltre le associazioni e i comuni, c'era poca gente comune, pochi cittadini si sono mossi, forse già scottatti dagli eventi della Turbogas, o forse perchè hanno ritenuto che questa manifestazione venisse fatta a cose già ormai stabilite.
St di fatto che alla manifestazione si respirava una plateale rassegnazione ad accettare anche questo, cera poca rabbia, poca voglia di manifestare; è stato un ultimo corteo funebre alla città di Termoli.
C'è stato qualche eroico tentatico da parte di Antonio Fasciano di provocare un ultimo sentimento di appartenenza a questa terra, ma i termolesi non hanno più attaccamento a questa terra, che gli da solo spiacevoli sorprese.

Gli assenti illustri, come per la manifestazione per la Turbo gas è stato il nostro begnamino Michele Iorio che pur schierandosi contro l'istallazione della centrale nucleare non ha partecipato nè con la sua persone nè con un suo delegato (poteva far sfilare almeno lo stendardo della regione Molise?!)

In seguito riporto il discorso fatto da Greco all'arrivo della manifestazione in Piazza del Papa.


Siamo qui oggi tutti uniti dal convincimento fermo del carattere negativo della scelta fatta del nostro Governo Nazionale di avviare una nuova stagione di costruzione e messa in funzione delle centrali nucleari, quali fonti di produzione di energia elettrica.


Ci anima tutti una unica, profonda inquietudine per questo improvviso ritorno ad un passato che credevamo di avere definitivamente gettato dietro le nostre spalle, in seguito al convincimento maturato nell'intero popolo italiano, dopo la tragedia di Chernobyl, della pericolosità delle centrali nucleari per la salute e per la vita, culminato con il referendum popolare abrogativo del novembre 1987.


Oggi, inaspettatamente, con le prime avvisaglie dateci da precedenti governi, ma soprattutto con le decisioni di questo Governo, il nucleare ritorna a turbare la tranquillità degli italiani tutti e degli abitanti di Termoli e dintorni in particolare.

Noi non sappiamo se nei piani di questo Governo è previsto che a Termoli debba insediarsi una centrale nucleare, perché la cosa è tenuta rigorosamente segreta dal ministro Scajola, né ci sentiamo rassicurati dalla recente comparsa sulla stampa nazionale di un elenco di luoghi di probabile insediamento nucleare, nel quale Termoli non è indicata.


Noi ci mobilitiamo, comunque, contro il ritorno del nucleare, anche se non dovesse riguardare la nostra terra.
E siamo noi a mobilitarci, tra i primi in Italia, perché abbiamo già vissuto una analoga vicenda che aveva interessato negli anni '70 proprio il nostro territorio, quando l'ENEL stava per costruire due reattori nucleari di 1.000 MW ciascuno a sud di Campomarino, al confine con la Puglia, ed a scongiurare quel pericolo fu la mobilitazione popolare che si concluse nel novembre del 1978 con un grande manifestazione a Termoli, che indusse il Governo dell’epoca a cambiare i suoi piani ed a cancellare la centrale molisana.


Quindi, noi siamo contrari alle centrali nucleari come fonte di produzione dell’energia elettrica, dovunque siano installate.


Non è questo il luogo, né il momento per enunciare le tante ragioni per le quali bisogna essere contrari al nucleare, dalla limitatezza ed esauribilità dell’uranio, alla forte dipendenza da alcuni Paesi esteri per l’acquisto dell'uranio, alla sostanziale impossibilità di sostituire i combustibili fossili (il petrolio), agli elevati costi della produzione del nucleare che lo rendono la fonte energetica più costosa e meno competitiva, al complicatissimo e costosissimo problema delle scorie radioattive, alla pericolosità degli incidenti gravi che nelle centrali possono accadere.
Lo faremo in altri momenti, magari con la presenza e l’insegnamento di scienziati come Carlo Rubbia.


Mi preme, invece, rimarcare che qui, tra i più illustri partecipanti a questa processione civile, vi è l'Ordine dei Medici della Provincia di Campobasso, con il suo Presidente e con molti colleghi medici.
Sono loro che curano la nostra salute e sono loro che, con la presenza qui, ci stanno testimoniando che le centrali nucleari sono pericolose per la nostra salute.
Vi leggo un breve passo del comunicato di adesione alla nostra marcia che il Presidente dell’Ordine, dott.
Gennaro Barone, ci ha inviato: "Nella piena consapevolezza (...) che tutte le valutazioni debbono comunque ispirarsi ad un sano principio di precauzione, non possiamo non tener conto di alcuni studi epidemiologici che sul nucleare hanno espresso pareri poco incoraggianti, se non addirittura allarmanti.
Ne citiamo uno per tutti per la sua serietà, autorevolezza ed attendibilità, fatto in Germania e commissionato dall’Agenzia per la Radioprotezione del Governo Federale Tedesco.
Lo studio, avendo lo scopo di valutare l'incidenza dei tumori infantili nelle vicinanze di impianti nucleari, ha rilevato un incremento di tumori solidi pari ad 1,6 volte in più e di leucemie pari a 2,2 volte in più tra bambini al di sotto dei 5 anni residenti entro i 5 km dai 16 reattori nucleari in funzione in Germania.
In conclusione l'Ordine dei Medici della Provincia di Campobasso, attraverso la propria Commissione Ambiente, esprime quindi forti preoccupazioni sull'ipotizzato insediamento di una centrale nucleare nel Basso Molise.
Si sottolinea il concetto che la presenza di troppi potenziali elementi inquinanti in una stessa area moltiplicherebbe ulteriormente i rischi per la salute per tutte le comunità che vivono in tali zone".

Ebbene, stiamo parlando delle conseguenze per la salute per il solo fatto di vivere vicino ad una centrale nucleare, non stiamo parlando di incidenti, né piccoli, né grandi.
Io ringrazio pubblicamente i medici molisani, attraverso il loro Presidente, per la elevata consapevolezza della loro funzione di tutori della nostra salute, per la chiarezza del loro linguaggio scientifico e per il coraggio dimostrato, che fa da contraltare a quanto invece, purtroppo, accade quotidianamente attraverso una sistematica opera di disinformazione operata dai mass-media governativi attraverso messaggi distorti o parziali sul tema.


Non credete a quel poco che si dice sul nucleare.
Riflettete invece su quello che non si dice, su ciò che non sappiamo ma che possiamo intuire.
Sul nucleare non c'è solo disinformazione, c'è non-informazione.
Pensate a un fatto emblematico: dalla metà degli anni '50 vige un patto di ferro tra l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'AIEA, l'ente che sovrintende alle politiche nucleari internazionali, un patto in base al quale non si possono diffondere notizie sul nucleare, soprattutto in caso di incidenti, senza il consenso di entrambi questi organismi internazionali.
Basti pensare che, secondo l'OMS, i morti accertati ufficialmente del disastro di Chernobyl sono 50.
Il dato si commenta da solo.
Le radiazioni di Chernobyl sono ancora nell'aria, e probabilmente le stiamo assorbendo anche noi in questo momento, attraverso l'aria, attraverso ciò che mangiamo e beviamo.


Inoltre, un aspetto fondamentale che mi preme rilevare è che la ripetizione nella storia italiana dell’avventura nucleare sta per avvenire senza tenere in nessun conto la volontà delle popolazioni che con le centrali dovranno poi convivere, senza ascoltarle previamente, come se il pronunciamento popolare del referendum del 1987 non ci fosse mai stato.


Semmai dovessimo subire l'oltraggio dell'insediamento di una centrale nucleare in questa parte del Molise, saremmo costretti ad assistere, peraltro passivamente, perché nessuna interlocuzione è consentita alle popolazioni locali né alle istituzioni che le rappresentano, ad uno stravolgimento delle condizioni di vita del nostro territorio, al punto da cambiare radicalmente il destino stesso di noi che in questo territorio viviamo, e molti di noi da più generazioni.
Questa azione che si perpetrerebbe ai nostri danni, oltre ad essere una vera e propria violenza, avrebbe altresì un forte connotato di immoralità, perché altererebbe con brutalità quel rapporto quasi sacro che una popolazione ha con il territorio in cui vive.
Il territorio è quel luogo che vive e si trasforma nel tempo anche in consonanza con la personalità, il carattere e le propensioni dei suoi abitanti.
Abitanti e territorio sono in una reciproca relazione intima, tanto stretta da essere inscindibile, e questo stretto rapporto tra gli uomini e la loro terra finisce con il condizionarli reciprocamente e con il disegnare il destino degli uni e dell’altra.


Anche per noi, il destino nostro e della nostra terra cambierebbe: ci ritroveremmo coinvolti in un processo di stravolgimento epocale, e mi chiedo: con l'insediamento di una centrale nucleare che ne sarebbe dei nostri recenti convincimenti e progetti di aprirci sempre più, nella nostra città di Termoli e nei suoi dintorni, alle attività del turismo? Progetti che abbiamo il diritto di concepire sulla nostra terra, perché siamo noi la popolazione che ci vive e questa è la nostra terra.


E tutto ciò per ragioni che nessuno potrebbe mai capire e per interessi di grandi lobby, certamente di altri uomini, che non vivono in questa terra, che nulla sanno di lei e che nessun rapporto d'amore potrebbero mai nutrire per essa.


E quali misure compensative potrebbero mai ristorarci del degrado che l'avvento di una centrale nucleare porterebbe alla vivibilità del nostro territorio? E chi ci risarcirebbe della svalutazione delle nostre case, dei beni immobili in genere e delle nostre aziende che sul territorio e con il territorio vivono?

Peraltro, un fatto analogo sta già per accadere con la costruzione, ormai decisa dal governo, dell'impianto eolico off-shore, qui nel nostro mare, tra Montenero di Bisaccia, Petacciato e Termoli, nella totale contrarietà di tutti gli enti istituzionali che rappresentano le popolazioni insediate nei territori antistanti il tratto di mare e per iniziativa di uomini che non sono di questa terra, che magari hanno scelto il luogo del loro investimento economico puntando il dito su una cartina geografica.


Sarebbe profondamente ingiusto che il nostro destino cambi a causa di interessi economici che non sono nostri, ma di uomini che neppure ci conoscono e che noi non conosciamo e, peggio ancora, di società ed organismi economici i cui titolari non è facile individuare.
Sarebbe ingiusto, e perciò stesso inaccettabile.


Ecco, sono queste preoccupazioni o, se volete, questi incubi, che rafforzano la nostra avversione al nucleare e che ci rendono decisi a difendere la nostra terra "ad ogni costo".



Postato il: 20/12/2009 - ore 14:24:20
postato da : Stenton @


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