"PIANETA IMMAGINI", mostra fotografica di Antonio De Gregorio


"PIANETA IMMAGINI", mostra fotografica di Antonio De Gregorio



Nome Mostra: PIANETA IMMAGINI


Tipo: Mostra fotografica


Di: ANTONIO DE GREGORIO


Luogo: Officina Solare Gallery Via Marconi, 2 Termoli


Data: 31 ottobre /18 novembre 2010

Orario di apertura: 18.00 / 20.00 tutti i giorni compreso festivi

A cura di: Tommaso Evangelista

Organizzazione: Nino Barone

Inaugurazione: domenica 31 ottobre 2010, ore 19.00

Info: 329.4217383


TESTO CRITICO DI TOMMASO EVANGELISTA

Nature vive.

All'inizio è il sesso.
Nell'età moderna il virus del brutto entra anche nel campo dell'Eros, smascherandolo definitivamente.
Se l'erotismo è cultura, la "pornografia" è natura in quanto focalizzandosi sull'atto elimina il costruito intorno.
Affermava Carmelo Bene "Morto, sacrificato l'Eros, l'aldilà del desiderio, quando tu fai qualcosa aldilà della voglia, la voglia della voglia: questo è il porno.
È una svogliatezza
".
Più semplicemente è lo sdoganamento dell'atto e l'eccesso della sua consumazione.
In Aprire Venere Didi-Hubermann analizzava l'eccesso, la tendenza nichilista, persino nell'aurea arte della Firenze del Rinascimento pervasa da una nascosta energia erotica che sfiorava la nefandezza.
Può ridursi infine tutto alla sessualità? La riproducibilità e le nuove tecnologie di certo hanno accelerato il processo; la fotografia in particolare si è fatta carico del desiderio di immortalare il desiderio evitando il filtro della tecnica e della realizzazione (pur essendo tecnica).
Ogni cosa può essere riprodotta, ogni cosa ci può parlare d'altro diventando metafora senza passare nelle mani dell'artista, nella manipolazione dell'idea.
I surrealisti di certo hanno raffigurato la libido nelle sue metamorfosi sintetiche, Bacon addirittura è riuscito a smascherare i corpi nell'atto (Due personaggi, 1953) ma la cruda realtà, pop, sfuggiva ancora; Jeff sopra (1991) ha finalmente mostrato una "scopata", una fotografia tridimensionale senza idealizzazione.



Le fotografie di Di Gregorio parlano di sesso, lo fanno nel modo più esplicito possibile pur mostrandoci altro.
Il cibo, l'alimento disgregato ed espanso, non è metafora ma cruda realtà.
Voyerismo gastronomico, tendenza all'eccesso e all'assolutizzazione dell'atto che, tutto sommato, essendo natura può benissimo riproporsi nella natura "culinaria" sessualizzata.
Lo sperma e i liquidi, le parti genitali maschili e femminili, sono davanti agli occhi.
Nella bassezza della voglia, nel desiderio di provocare e di falsare il giudizio.
E cibo.
Non è cibo.
E solo sesso o c'è altro dietro quei chiaroscuri, quei tagli da ritratto, quell'indagare il particolare fino ad entrare nell'inorganico? Innalzamento degli impulsi bassi, lavoro intorno all'Erdenrest (quel "residuo di terra" che Freud, teorico dell'assoluta importanza del sesso nell'individuo, considerava ineliminabile nell'uomo), ricerca fosse di bellezza.
La supremazia del corpo informe negli scatti contenuti in Documents; la bocca, lo sputo, il dito del piede; particolari tolti all'insieme carichi di energia visiva, immagini "pornografiche", naturali; l'insoddisfazione per un'arte estetizzante e il tentativo di esibire il vero.
Naturalia non sunt turpia recita un motto latino che Rops ribadiva in un suo esplicito schizzo; in quel periodo anche Courbet indagava il particolare nell'Origine del mondo in un più complesso discorso sulla natura e sulla realtà; fatto sta che quel particolare ("una figa è una figa") sfugge pur sempre all'insieme, diventando altro.
Ecco allora il legame tra mostrato e celato, fascinazione erotica e bassezza impulsiva, immagine esplicita e immagine ricreata nell'immortalare oggetti "altri", disuniti, aperti, frantumati, che paradossalmente diventano scatti fin troppo mostrati a derisione del pubblico che sarebbe portato a vedervi l'alimento, pur percependo, inconsciamente, un rumore di fondo perturbante.
L'oggetto che parla di sesso? Man Ray già aveva cominciato poiché Anatomies non è una gola, bensì un fallo eretto, come "è caduto un uovo" non è una macchia bensì un fallo a riposo.
De Gregorio esplicitamente compie queste operazioni, inversioni, districandosi tra i frammenti di una gastronomia volutamente fraintesa.
I suoi scatti indagano "l'interno" dei cibi, mostrandoci la parte nascosta della gastronomia ma evitando giudizi di gusto.
Emerge un che di inquietante in quanto gli alimenti ci vengono mostrati nelle loro non-forme: nell'irregolarità dei liquidi espansi (il collegamento con lo sperma in "omne animal triste post coitum"), nelle estroflessioni dei tentacoli, nelle rotture, nelle aperture sensuali (la forma del mitilo che richiama la vagina) o perturbanti ("embrioni"), persino nelle loro trasformazioni (le feci sono scarti di cibo).
Si vuol quasi ricordare come la forma sia una vanità in quanto ogni vivanda, una volta ingerita, perde la sua organicità diventando poltiglia, bolo e, successivamente, "m****a" (meccanismo riproposto nella celebre Cloaca di Wim Delvoye).
Anche quando il cibo non è disintegrato, inoltre, qualcosa di interiore emerge dallo scatto: è il caso dell'enigmatico "pianeta giallo", una sorta di tumore nello spazio o una preziosa tumefazione radioattiva.
Sono delle "nature vive" dove lo scarto diventa sesso.
Cibi strappati alla cadaverica staticità delle riviste di cucina (si veda anche il trattamento sporco e graffiato dell'immagine), alla triade ordine-pulizia-bellezza, cercano un contatto meno fasullo mostrandosi come sono in realtà-in profondità.
Non si sta dando, naturalmente, un giudizio negativo anche perché gli scatti sono estremamente studiati; merito va all'abilità del fotografo che, attraverso giochi di luce, chiaroscuri, tagli prospettici, un approccio direi ritrattistico ai soggetti, è riuscito a conferire una sorta di bellezza a particolari che sarebbero stati confinati nella categoria dell'osceno, dell'immondo.
In mostra ci sono anche altre fotografie, con soggetti meno "espansi", che non fanno che ribadire la forza, sensuale e perturbante, degli altri soggetti.
Scatti come "e così sia" o "modì" cercano infatti un recupero della forma nella composizione; gli oggetti, minimali e poveri, evocativi nel loro effetto flou, illuminati da tagli di luce che conferiscono concretezza alle sagome, si aprono a divagazioni poetiche.
Una sorta di riscatto dopo tanti excreta.







Postato il: 31/10/2010 - ore 13:51:23
postato da : Stenton @


Popular tags